Chi sono
C’era una volta una ragazza che navigava su una nave grande.
Una di quelle che solcano il mare senza deviare, con rotte già segnate e orari precisi.
Era solida, elegante, sicura.
E mentre il sole sorgeva e tramontava sempre allo stesso modo, tutto, fuori, funzionava. Per anni ho vissuto così.
Nel mondo del lusso e della comunicazione, tra ponti alti, finestre luminose e standard impeccabili.
Un mare che conosco bene, dall’interno, dove l’eccellenza è la norma e la pressione scorre come una corrente costante sotto la superficie.
All’alba mi sentivo forte. Al tramonto, però, qualcosa si muoveva.
Una sensazione sottile, difficile da spiegare.
Come quando vedi la riva in lontananza e capisci che non è solo un paesaggio: è una possibilità.
Non era stanchezza. Era un richiamo.
A un certo punto ho iniziato a desiderare il silenzio del mattino, il vento che cambia, la libertà di scegliere quando spiegare le vele e quando restare ferma a guardare il mare respirare.
Così ho fatto qualcosa che non avevo mai fatto prima: sono scesa dalla nave.
Ho lasciato una rotta sicura per salire su una barca più piccola, una barca a vela.
Instabile, forse. Esposta, sì. Ma finalmente mia.
Con me ho portato ciò che quella nave mi aveva insegnato: la disciplina, la visione, la cura per i dettagli, il rispetto per il lavoro fatto bene.
E lungo il viaggio ho aggiunto altro.
Lo studio della psicologia, la formazione in coaching, un modo nuovo di stare nelle relazioni: più attento alle maree interne che alle apparenze.
Oggi navigo il mio mare.
Conosco il vento, rispetto le pause, mi fermo quando serve, riparto quando è il momento giusto.
E accompagno chi, come me, si trova sulla riva all’alba o al tramonto,
con quella sensazione nel petto che dice che crescere non significa allontanarsi da sé,
ma tornare a casa.
Ilaria.